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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

spesso ritorno a pensare su questa frase, e credo che sia esattamente così. Noi siamo quello che facciamo e facciamo quello che siamo. In tutto questo la cosa più tragica è che non decidiamo ciò che siamo, tantomeno quello che facciamo. Due millenni di religione cattolica ci hanno indotto a credere che siamo arbitri del nostro destino, ma nell'antica Grecia anche gli Dei sapevano che sopra le loro teste regnava incontrastato il destino. Dunque la mia conclusione è quella di augurarmi di essere capace di accettare il mio destino.
Roberto D'Alessandro
Di Roberto (del 17/07/2006 alle ore 00:12:00, in teatro, linkato 561 volte)
L'ho trovato su un blog che ho linkato. lo trovo interessantissimo!!!

di Curzio Maltese
Anche il prossimo anno, come l'ultimo, dodici milioni di spettatori andranno a teatro e nessuno ne parlerà. Dodici milioni sono una quantità enorme, l'equivalente di un campionato e mezzo di Serie A. Il calcio e le domeniche sportive, i giornali specializzati e intere sezioni degli altri, una moltitudine di ore televisive sprecate in processi del lunedì, martedì, etc., radio che non trasmettono altro: il teatro non ha nulla. Perché? Sono i misteri della sottocultura dell'informazione. Forse dipende solo dal fatto che noi giornalisti non andiamo a teatro, guardiamo soltanto la tv, come le casalinghe appartate. Il dibattito sul teatro in Italia si è ridotto alla miserabile richiesta di trasmettere qualche dramma sulle reti nazionali, come se contasse qualcosa... Il problema del teatro non è ricevere l'elemosina di una seconda o terza serata su Rai Tre, ma di ottenere lo spazio d'informazione che merita un fenomeno di massa. Nei telegiornali l'angolo teatrale è una rubrichetta ogni trimestre, sui quotidiani l'intera pratica è affidata a una minima compagnia di critici non celebri per le doti di divulgatori. E dire che gli argomenti non mancano davvero. Il teatro è stato e rimane uno dei settori più vitali della cultura italiana dal dopoguerra, ha espresso un Nobel come Dario Fo, due geni assoluti in Eduardo De Filippo e Carmelo Bene. Ancora oggi è quasi l'unico genere da esportazione. Basta un breve soggiorno in qualsiasi capitale europea per rendersi conto di quanta ammirazione circondi le nostre compagnie, dalla più istituzionale alla più sperimentale. L'arrivo della Raffello Sanzio è un evento a Berlino come a Parigi. Gli ultimi spettacoli di Luca Ronconi hanno ottenuto trionfi e recensioni entusiastiche ovunque. Uno spettacolo come il "Sabato, domenica e lunedì" di Eduardo con la regia di Toni Servillo è capace di mettere d'accordo grandi platee e critica, di raccogliere duecentomila spettatori in Italia, con un incasso molto superiore alla media di filmetti nazionali strombazzati, e di viaggiare per il resto del mondo. Da anni Beppe Grillo, ostracizzato dalle tv pubbliche e private, gira soltanto per piazze teatrali, eppure rimane uno dei comici più famosi non solo in Italia. Un talento sublime come il giovane Ascanio Celestini non ha bisogno del lasciapassare di Costanzo o di Vespa, di una avvilente comparsata da Marzullo, per radunare centinaia di migliaia di giovani spettatori ogni stagione. Nell'era del virtuale, con gli incassi del cinema che franano nella previsione di una estinzione del genere nel giro di una generazione, gli spettacoli dal vivo sono gli unici ad aumentare le presenze. Non esiste un'altra nazione con tanti bei teatri, perfino nella più sperduta delle province. Possibile che un movimento così affascinante e in controtendenza rispetto al declino generale non interessi nessuno?

Il festival di teatro testaccio off prosegue il suo cammino. tanto che cerco collaboratori per organizzazione testaccio off. potete contattarmi all'indirizzo mail roberto@ilteatrodeipicari.com
roberto d'alessandro

Da quando ho dato vita a questo blog ci sono passate (in poco più di un mese) più di 1500 persone, mi rendo conto che non sono moltissime, credo che non siano neanche poche, non lo dico per fare un bilancio (non so, a che mi servirebbe?) lo dico per fare un'altra considerazione: hanno lasciato un post circa il 7% dei passanti... forse è normale, forse i naviganti che ci passano non sono tutti attori e il mio blog si rivolge principalmente a loro, forse qualsiasi forma partecipativa che non ci vede direttamente interessati (nel senso di poterci guadagnare qualcosa subito, ora)è qualcosa da scartare. Il festival di teatro Testaccio off procede, continuano ad arrivare le adesioni, ma quant'è difficile avere a che fare con una categoria che si nega in continuazione!!!
roberto d'alessandro
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