VISSI
D'ARTE, VISSI PER MARIA
la
vita di Maria Callas
raccontata dalla sua governante Bruna
monologo originale di Roberto D’Alessandro
con
Elèna Bermani

Ci troviamo davanti ad un portone con su scritto MARIA CALLAS. Bussiamo,
ci apre una signora molto anziana che ci fa accomodare, è contenta
di vederci. “Madame” - cioè la signora Callas -
“non c’è, sta per arrivare”. Nel frattempo possiamo
sederci ed ascoltare il suo racconto mentre ci prepara un tè.
La donna che parla è Bruna, fedele governante di Maria Callas, al
suo servizio dal 1953 al 1977. Bruna è stata l’ombra della
Callas e come una Vestale, ne custodisce la memoria, i ricordi, l’idea
di una donna che ha rappresentato tutta la sua esistenza, per la quale
la sua vita ha avuto ed ha ancora una ragione che va aldilà del
semplice esistere.
Cos’è un mito?
Nelle religioni, è la narrazione sacra di gesta e origini di dei
ed eroi.
Può essere l’Esposizione di un'idea sotto forma allegorica:
il mito della caverna in Platone.
Può essere un’utopia, illusione: la sua fortuna è
solo un mito.
Per estensione è l’immagine idealizzata di un evento o di
un personaggio che svolge un ruolo determinante nel comportamento di un
gruppo umano.
Una leggenda.
Maria Callas è tutto ciò. La sua statura artistica ha diviso
il mondo dell’opera in avanti Callas e dopo Callas, la sua capacità
d’interpretazione ha strappato la scena operistica all’affettazione
dei gorgheggi fini a se stessi, ella è riuscita a dare un’anima
ai personaggi del melodramma, mostrando sui palcoscenici di tutto il mondo
un’anima in una voce. La Callas non era una voce in una donna, bensì
una donna con una voce, Così la sua vita aldilà della leggenda,
si consumò nella tragedia, vissuta in maniera totale, da eroe.
Esattamente questa dimensione mitica ha Bruna della Callas, così
ce la racconta con un fervore, una passione quasi religiosa, soffermandosi
maggiormente sul tormento della sua anima, e questo tormento aveva un
nome, Aristotele Onassis.
Alla fine ciò che ci racconta Bruna è una grande storia
d’amore, l’incontro fra due Titani, la loro tormentata relazione,
il triste epilogo. Tutto concorre ancora di più a dare alla vicenda
una sacralità mitica, pare sussurrarci che la felicità non
è di questa terra se due Dei come la Callas e Onassis non hanno
potuto essere felici, i perché sono imperscrutabili, ignoti anche
al Fato che ineluttabilmente, senza clemenza, si attua.
Bruna attende ancora il ritorno della sua “Madame”, che però
“non Cest pa ici” (non è più qui). L’aspetterà
per sempre, perché si sente come la tessera di un puzzle che completa
un mosaico, non poteva essere che così, forse anche perché
in fondo in fondo sa anche che in questo modo si è conquistata
un posto nella storia.
Della Callas si sa ormai tutto, sono stati scritte decine di biografie,
allora perché uno spettacolo su di lei? Perché credo che
questo sia un modo per aggiungere un punto di vista alla sua vicenda,
all’eredità che ci ha lasciato.
Bruna rappresenta la semplicità, la quotidianità, quella
contingenza davanti alla quale non è possibile valutare il genio,
del quale tuttavia si avverte la statura, del quale si venera l’immensità
di pensiero, la vastità delle imprese. Così ascoltiamo la
storia che ci racconta e ci troviamo al suo fianco a spiare quasi con
vergogna i palpiti di quel cuore, le sua felicità il suo tormento,
tutta la tristezza del mondo. Alla fine il desiderio di vedere entrare
dalla porta dalla quale siamo entrati noi Maria Callas, si fa irresistibile,
ma la divina non può entrare, il suo corpo non è più
fra noi, anche se lei è ancora in mezzo a noi, lei è un’idea,
una leggenda, un mito.
Lo
spettacolo è stato già rappresentato in lingua francese
al festival di Avignone del 2001, iscritto al festival off.
E’ disponibile in tre lingue (italiano, francese e spagnolo).
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